24/07/2005

Scarface nostrano


Leggete questo articolo di Roberto Saviano, tratto da "Il Manifesto" del 16/07/2005.

GUAPPI DI CELLULOIDE
Il camorrista che copiava Scarface
Si aprono i cancelli della villa sequestrata a Walter Schiavone. Il boss casertano l'ha fatta costruire come la copia di quella di Tony Montana, il mafioso del film di Brian De Palma
Il fratello di Sandokan A Casal di Principe la fama di Walter ha raggiunto quella del temibile fratello Francesco Schiavone. Una volta arrestato ha ordinato di distruggere la sua reggia
Un fan di Al Pacino Non ha seguito il suo eroe, cadendo morto nella piscina, e ora i nuovi miti sono i killer di Tarantino: «Sparano tutti con la pistola storta, e fanno disastri»

ROBERTO SAVIANO
Per tutti in paese è Hollywood. Basta pronunciare il nome per capire, non servono altri riferimenti, non c'è altro da aggiungere. A Casal di Principe, provincia di Caserta, Hollywood è la villa di Walter Schiavone, boss della cosca dei casalesi uno dei più potenti sodalizi imprenditorial-criminali d'Europa. Facile immaginarsi il fasto, la potenza degli spazi, il lusso all'americana. Con Hollywood la villa di Walter Schiavone c'entra davvero. Si racconta che il boss avesse chiesto al suo architetto una villa identica a quella del gangster cubano di Miami, Tony Montana in Scarface. Il film aveva colpito al punto tale da identificarsi nel personaggio interpretato da Al Pacino. Tutto ha il tono di leggenda. Del resto il personaggio, fratello del boss dei boss Francesco Sandokan Schiavone, accusato di decine di omicidi, imputato di primo piano del maxiprocesso Spartacus, si presta. Vista da fuori la villa di Schiavone è un bunker, circondata da spesse mura sormontate da cancellate minacciose. Ogni accesso è protetto da cancelli blindati. Non si intuisce cosa ci sia al di la delle mura, qualcosa di prezioso sicuramente visto l'armatura della difesa ma potrebbe essere un deposito, un qualsiasi capannone. Un unico cenno, un messaggio silenzioso si intuisce dall'esterno. Ai lati della cancellata, che sembrerebbe d'una masseria di campagna, ci sono due colonnine doriche sormontate da un timpano. Non c'entrano nulla con la disciplinata sobrietà delle casette d'intorno, con le mura spesse, con il cancellaccio rosso. In realtà quest'unicità di stile è il marchio di famiglia, il timpano neopagano è il simbolo del boss, un messaggio dato a chi già conosce la villa. Si può entrare da un accesso secondario al riparo da sguardi indiscreti. La strada ha un nome letterario, via Cecco Angiolieri. La villa appare imponente, luminosa, la facciata incute soggezione.

Le colonne sorreggono due piani con timpani di diversa grandezza organizzati in struttura verticale decrescente con al centro un semicerchio mozzato. L'entrata è un delirio architettonico, due enormi scalinate si arrampicano come due ali di marmo al primo piano, che si affaccia a balconata sul salone sottostante. E' un tripudio di colonne doriche intonacate di rosa all'interno e di verde acquamarina all'esterno. I lati dell'edificio sono formati da doppi colonnati attraversati da preziose rifiniture in ferro battuto. 3.400 metri quadri è l'intera proprietà, una villa di 850 metri quadri organizzata su tre livelli, il valore dell'immobile alla fine degli anni novanta era di circa 5 miliardi di lire ora la stessa costruzione avrebbe un valore commerciale di circa 4 milioni di euro. Al primo piano vi sono stanze enormi, in ognuna c'è inutilmente almeno un bagno. Alcuni lussuosi ed enormi, altri invece piccoli e raccolti. C'è la stanza dei figli, con ancora poster di cantanti e calciatori attaccati alle pareti, un quadretto annerito con due piccoli angioletti forse messo alla testa del letto. Dal balcone si ha la visione del giardino antistante, disseminato di costose palme, c'è anche un laghetto artificiale con un ponticello in legno che porta su un piccolo isolotto di piante e alberi contenuto da un bel muro a secco. Questa parte della villa era direttamente curata da Nicolina Coppola, la moglie del boss. In questa zona della casa, quando ancora la famiglia Schiavone ci abitava, scorrazzavano i cani, i molossi, ennesime tracce della messa inscena del potere.

Alle spalle della villa c'è un giardino inglese con una piscina elegante, disegnata come un ellisse sghemba per permettere alle foglie di palma di fare da ombrellone naturale durante le giornate estive. La villa è stata abbandonata dopo l'arresto avvenuto nel 1996 proprio in queste stanze. Walter non ha fatto come il fratello Sandokan che latitante si era fatto costruire sotto la sua enorme villa al centro di Casal di Principe un rifugio profondo e principesco. Walter quando tornava in paese per le riunioni più importanti non si nascondeva, tornava a casa alla luce del sole, certo della inaccessibilità della villa. Quando la Polizia lo individuò inutile per lui fu tentare di scavalcare il muro. L'aveva fatto costruire per rendere impenetrabile la sua villa ma gli impedì la fuga. La villa è sequestrata ma per circa sei anni nessuno ne ha mai realmente preso possesso. Walter ordinò di sottrarre il possibile. Se non poteva più essere a sua disposizione non doveva più esistere. O sua o di nessuno. Fece scardinare le porte, staccare i preziosi infissi, togliere il parquet, divellere i marmi dalle scale, smantellare i preziosi camini, togliere persino le ceramiche dai bagni, estirpare i passamani in legno massello, i lampadari, la cucina in terracotta, fece portare via i mobili ottocenteschi, le vetrine, i quadri. Diede ordine di disseminare la casa di copertoni e gli fece dare fuoco così da rovinare le pareti, gli intonachi, compromettere le colonne. Anche in questo caso però sembra esserci un messaggio del boss. L'unica cosa inalterata della casa, lasciata intatta è la vasca costruita al secondo piano. Una vasca principesca costruita nel salone. Adagiata su tre gradoni con un volto di leone dorato da cui un ugello ruggiva l'acqua. Una traccia della sua potenza di costruttore e di camorrista, come un pittore che ha cancellato il suo dipinto, risparmiando però sulla tela la sua firma.

Per anni è stato impossibile avvicinarsi a Hollywood presidiata ancora da pali del clan, anche oggi conviene entrare senza dare nell'occhio. Le cose però forse stanno mutando rotta. L'Agenzia per l'innovazione, lo sviluppo e la sicurezza sul territorio, Agrorinasce, che riunisce i comuni di Casapesenna, Casal di Principe, San Cipriano D'Aversa e Villa Literno, ha avuto assegnata la villa di Walterino ed ha nell'immediato affidato alla facoltà di Architettura dell'Università di Aversa il progetto di recupero della villa destinata a diventare sede di un centro sportivo riabilitativo e per disabili. Così come la villa del camorrista Egidio Coppola non lontana da qui, diventerà un centro di pronta e temporanea accoglienza per i minori in affido, e sarà dedicato al prete anticamorra don Peppino Diana. Solo così questi edifici potranno realmente svuotarsi del simbolo del potere camorristico e risultare davvero sottratte ai patrimoni dell'imprenditoria criminale.

Lentamente passeggiando per Hollywood, hai la sensazione ridicola che da una stanza stia per uscire Tony Montana, ed accogliendoti con impettita arroganza gesticolante ti stia per dire: «Tutto quello che ho al mondo sono le mie palle e la mia parola. Non le infrango per nessuno, capito?». Chissà se Walterino, avrà anche impavidamente sognato e immaginato di morire come Montana, cascando dall'alto nel suo salone d'entrata piuttosto che finire i suoi giorni in cella.

Le nuove generazioni di boss non hanno un percorso squisitamente criminale, non trascorrono le giornate per strada avendo come riferimento il guappo di zona, non hanno il coltello in tasca, né sfregi. Guardano la tv, studiano, frequentano le università, si laureano, vanno all'estero, e soprattutto sono impegnati nell'apprendere i meccanismi d'investimento, nel capire come poter raccogliere capitali, come gestire appalti e fondare aziende. Spesso l'aspetto militare gli è quasi del tutto estraneo. Il caso del film Il Padrino è eloquente. Nessuno all'interno delle organizzazioni criminali siciliane come campane aveva mai usato il termine «padrino», frutto invece di una traduzione sbrigativa dell'inglese godfather. Il termine usato, anche oggi, per indicare un capofamiglia o un affiliato è sempre stato «compare». Dopo il film però le famiglie mafiose d'origine italiana in America iniziarono ad usare la parola padrino, sostituendo quella ormai poco alla moda di compare e compariello. Dopo aver visto il film moti giovani si atteggiarono con occhiali scuri, gessati, parole ieratiche. Lo stesso John Gotti si volle trasformare in una versione reale di don Vito Corleone. A Napoli l'esempio di Cosimo Di Lauro è simbolico. Nato in una famiglia di ricchissimi imprenditori nel settore dell'abbigliamento e poi della droga, quando lo scorso gennaio è stato arrestato a Secondigliano prima di passare ammanettato dinanzi alle telecamere ed ai flash si è preparato: codino dietro la nuca, dolcevita, impermeabile nero, il profilo de Il Corvo, di Brandon Lee doveva venire a tutti in mente guardando Cosimo. Non sarebbe stato lo stesso se fosse stato fotografato, tratto in arrestato in pigiama o mentre scartabellava i documenti delle sue imprese. Questi personaggi debbono formarsi un immagine criminale che spesso non hanno e che raccolgono dai film. Articolando la propria figura su una riconoscibile smorfia criminale cinematografica, percorrono una sorta di scorciatoia per farsi riconoscere come personaggi da temere. L'ispirazione cinematografica arriva a condizionare anche le scelte tecniche come l'impugnatura della pistola ed il modo di sparare. Come racconta M. veterano della polizia scientifica di Napoli: «Ormai dopo Tarantino questi non sparano più con la canna dritta, sempre sbilenca, messa di piatto. Sparano con la pistola sempre storta, come nei film e questa abitudine crea disastri. Sparano al basso ventre, all'inguine, alle gambe, feriscono gravemente senza uccidere così sono sempre costretti a finire la vittima sparando alla nuca. Un lago di sangue gratuito, una barbarie del tutto non necessaria ai fini dell'esecuzione».

Walter Schiavone è figlio di un proprietario terriero, la sua villa doveva aggiungergli carisma criminale.Voleva che il suo volto scavato per tutti fosse sovrapposto a quello di Scarface.

scritto alle 13:55:16 11 Commenti

18/07/2005

Buenas Tardes, Amigo


Buenas Tardes Amigo

Hola, mio buon amico

Il Cinco de Mayo è martedì

Ed ho sperato ci vedessimo ancora.

 

Hai ucciso mio fratello l’inverno passato,

Gli hai sparato tre volte nella schiena.

Nella notte posso sentire ancora la mamma piangere.

Oh mamma, ancora vestita di nero.

 

Ti ho cercato ad ogni fiesta,

Volevo salutarti.

Forse ti avrei venduto un pollo

Con del veleno nella carne.

 

Tu…tu sembri mio fratello.

Mamma lo amava tantissimo,

Era il migliore con le ragazze,

Mamma diceva sempre che era benedetto

 

Il villaggio si era radunato attorno a lui

Non potevano credere a ciò che vedevano

Io dissi che eri stato tu ad ucciderlo

E che ti avrei trovato, che avrei fatto rispettare la legge.

 

La gente del villaggio mi credeva.

Mamma…lei voleva vendetta,

Le dissi che avrei fatto in modo che fosse onorata,

Che ti avrei trovato ed ucciso.

 

Così ora…ora che ti ho trovato,

In questo giorno così gioioso,

Ti dico che sono stato io ad ucciderlo

Ma la verità non potrà mai essere detta.

 

Buenas tardes amigo

Hola, mio buon amico

Il Cinco de Mayo è martedì

Ed ho sperato ci vedessimo ancora, faccia a faccia.

Si, ho sperato ci vedessimo ancora,

ho sperato ci vedessimo ancora.

scritto alle 14:12:58 4 Commenti

15/07/2005

Rage Against the Machine


Dopo qualche settimana di silenzio in cui sono rimasto lontano dal blog, eccomi pronto a tornare in pista con una nuova recensione.
Il gruppo che mi accingo a presentarvi è senza dubbio "La Band Cross-Over per antonomasia". Vorrei fare una piccola premessa al riguardo, per cross-over si intende quel sound che unisce la potenza del Metal con la rabbia del Rap. Io odiavo la musica fatta in questa maniera, non potevo sopportarla, poi ho capito il motivo di quest'odio viscerale; come spesso accade, i mass-media promuovono a dismisura artisti a dir poco ridicoli, che suonano in modo imbarazzante e si reputano pure dei grandi. Ecco allora Limp Bizkit, Linkin Park, Papa Roach, System of a Down e compagnia bella ergersi come "Il meglio del Cross-over". Un giorno invece, grazie ad una mia compagna di classe, ebbi la fortuna di ascoltare il primo omonimo album dei Rage Against The Machine. Rimasi letteralmente fulminato, non credevo alle mie orecchie, batteria e basso precisi e potenti al punto giusto, un rap cattivo e passionale che non mi era mai capitato di apprezzare cosi tanto e soprattutto dei riff di chitarra da pelle d'oca!.
Zack De La Rocha alla voce, Tom Morello alla chitarra, Brad Wilk alla batteria e Tim Commenford al basso, questa la line up che il gruppo ha mantenuto fino purtroppo al suo scioglimento.
La loro avventura parte nel 1991, nella città di Los Angeles, e già ancor prima di firmare un contratto e rilasciare un album i Rage Against the Machine hanno già un livello di popolarità sopra la media, e caso ancor più singolare, registrano il loro primo demo senza essersi mai esibiti dal vivo!.
La loro musica all'epoca fece rimanere di stucco non pochi ascoltatori, nella metropoli losangelina erano infatti abituati a ben altro sound molto più Glam Street-Metal (vedi Guns N' Roses, Motley Crue, L.A. Guns). La Forza dei RATM sta però nei testi, la band infatti è politicamente schierata e molto impegnata nel sociale, e non mancarono per questo motivo le solite squallide e vomitevoli censure da parte dei media.
Torniamo ora a parlare della musica, in ciascuno dei 4  album dei RATM non sono stati usati in alcun modo ne basi musicali preconfezionate, ne sintetizzatori, tutto suona incredibilmente puro e genuino; e non è la solita trovata per vendere qualche copia in più, basta infatti vedere un'esibizione live della band per rendersi conto che essi suonano esattamente come sull'album da studio...semplicemente fantastici.
Nel 1992 la band dà alla luce il suo primo ed omonimo album... ed è subito capolavoro. Infatti la band nonostante abbia sempre prodotto ottimi album anche dopo non è più riuscita a toccare l'apice raggiunto con questa vera e propria pietra miliare del rock.
Qui infatti ritroviamo tra le canzoni più famose ed esplosive del gruppo, come Bullet in the Head, la splendida Wake up e soprattutto Killing in The Name, vero e proprio inno della band.
Il gruppo è sulla bocca di tutti, ma non è tutta gloria, per i loro testi schierati come ho già accennato in precedenza il gruppo va incontro alla censura, come capitò nell'esibizione al Saturday Night Live, celebre trasmissione negli USA, per aver disposto sul palco una bandiera americana rivolta al contrario.
A Philadelphia per il festival Lollapalooza escono sul palco completamente nudi per protesta contro l'etichetta "Parental Advisory Explicit Lyrics" e per un buon quarto d'ora rimanogono in piedi immobili.
La band è paziente e Zack de La Rocha aspetta l'ispirazione giusta per regalare un'altra release ai fans, infatti solo 4 anni dopo l'esordio, ed esattamente nel 1996 ecco che i RATM rilasciano Evil Empire, forse meno diretto e crudo del precedente ma più complesso e studiato nella sua struttura. Non mancano naturalmente vere e proprie perle come People of The Sun e No Shelter, mentre con Tire Me il gruppo si aggiudica un Grammy Award come miglior performance Hard-Rock.
L'unico appunto che si può muovere alla band è la lentezza in fase di songwriting, infatto devono passare molti mesi perchè Zack De La Rocha trovi nuovi testi slang da sovrapporre al muro sonoro dei tre strumentisti.
Bisogna infatti aspettare il 1999 perchè la band regali un altro lavoro di valore imprescindibile. E' infatti la volta di Battle of Los Angeles, album che vola subito in testa alla classifica Billboard. Il gruppo sembra tornare al sound nudo e crudo degli esordi, brani come Guerrilla Radio (vincitore di un altro Grammy Award) Calm Like a Bomb, e Mic Check mettono in evidenza una band in forma stellare, dove ancora una volta la chitarra di Morello e il Rap di De La Rocha la fanno da padroni.
Una curiosità, per il video della canzone "Sleep Now in The Fire" il gruppo organizza un sit-in davanti all'ingresso della Borsa di Wall Street a New York impedendone cosi l'apertura, tanto che sarà chiamata addirittura la polizia.
Dopo il tour mondiale per promuovere l'album, la band comincia ad avere dei problemi interni, Zack infatti pretende del tempo per fare un album solista, oltre a questo anche a livello musicale insorge più di una divergenza.
Il 19 ottobre del 2000 De La Rocha annuncia lo scioglimento del gruppo, c'è tempo però per vedere alla luce un ultimo lavoro, Renegades, che contiene 12 cover dei gruppi che più hanno influenzato a livello musicale e personale i RATM, artisti come Rolling Stones, Cypress Hill, Bob Dylan, Bruce Springsteen, MC5 etc...
Il disco, anche se preceduto dall'annuncio della fine della band, è un altro successo strepitoso, un ulteriore esempio di come i Rage Against The Machine abbiano sempre lavorato con grande professionalità, mettendoci il cuore e facendo musica per passione, per ribellione, per esprimere le proprie idee, è questo che si vorrebbe sempre vedere, o meglio sentire, in una band.
Dopo lo scioglimento Zack divaga tra una collaborazione e l'altra mentre gli altri componenti decidono di mettere su un nuovo gruppo reclutando l'ex frontman dei Soundgarden Chris Cornell. Il risultato sono gli Audioslave, i quali hanno rilasciato fino ad oggi due album. Indubbiamente non esiste paragone, Cornell possiede certamente una voce di ottimo livello, ma sopra quel muro sonoro prodotto da Morello & C. non sentire più Mr. De La Rocha non ha certo la stessa presa.
 
Facco.
scritto alle 11:50:08 10 Commenti

12/07/2005

Una breve storia a favore delle cause perse...


Questa è la breve storia del tribunale di Weststonton , Nuova Inghilterra. Vi lavorano impiegati sbadatissimi, come Tom Petoney o George Scorredge. Un giorno, il Giudice Massimo e Supremo, aprì uno dei tanti processi di copertina ed esclamò:«Dov’è l’avvocato Sigmund Frosell?» Nessuno lo sapeva. Si era perso, d'altro conto era risaputo che Frosell era un avvocato delle cause perse e non solo. Finalmente, dopo una lunga attesa, l’avvocato arrivò. «Scusate, mi ero perso. Dunque…la causa odierna…ma di cosa tratta?» Detto questo esclamò:«Ho perso la memoria!» E morì.

Questa è una di quelle breve storie che puoi sentire nelle sale d’attesa del tribunale di Weststonton, Nuova Inghilterra. E’ la storia dell’avvocato delle cause perse che si perse il giorno di una causa persa, poi perse la causa (chiaramente, era una causa persa!) a causa della sua memoria andata persa. Infine perse anche la vita.

Era inevitabile.      

scritto alle 19:44:27 8 Commenti

12/07/2005

Per poter migliorare


Dopo otto recensioni ho voglia di tirare un pò le somme, chiamando in causa proprio voi utenti; per conoscere quali sono i vostri giudizi sul mio lavoro finora svolto, se è di vostro gradimento, se avete consigli su come migliorare la mia rubrica, ad esempio proponendo dei gruppi che vi piacerebbe fossero recensiti. Tutto questo perchè il mio obiettivo primario è stimolare discussioni, curiosità, e soprattutto non annoiare chi legge i miei post musicali. Vi ringrazio di cuore per i commenti positivi che ho potuto leggere, e spero che la mia rubrica possa continuare a lungo. Da parte mia cercherò sempre di dare il massimo. Grazie.
Facco.
scritto alle 10:36:38 18 Commenti

12/07/2005

una generazione di braccia rubate all'agricoltura...


Un’analisi critica della nostra generazione, ovvero:

“Nati nell’anno santo millenovecentottantatrè”.

Punto primo. Punto cardinale. Non facciamo un cazzo. Ed è giusto così. “Se non c’arrivi con la mano puoi non farlo (e se con la mano c’arrivi lo puoi fare )”. Non si tratta di lavorare o non lavorare, si tratta del concetto moderno di “lavoro”. Noi non crediamo che i computer debbano guidare la nostra vita, creando una mole di lavoro insostenibile. Noi crediamo che l’uomo sia ( e lo sarà sempre ) più intelligente del computer. Ha avuto infatti l’intelligenza di saper creare una macchina che può sfruttare la propria intelligenza acquisita a fini lavorativi, per poter permettere all’uomo di lavorare di meno. La nostra è una generazione contro la tecnocrazia.

Punto secondo. Strettamente legato al primo punto, sua logica prosecuzione astratta. La metafisica ci schiaccia.

“L’uomo deve lavorare per vivere.

Lavorando si sputa sangue dalla fatica.

Per vivere si deve sputare sangue.”

Non ci pare un sillogismo eticamente corretto. E poi che Dio vorrebbe maltrattare così i suoi figli? Di conseguenza, non essendo presente un vero senso della vita, non esiste un Dio? Oppure esiste? Ma anche speculare in astrazione per capirlo è un lavoro! E chi lavora sputa sangue. E chi sputa sangue vive. E chi vive deve lavorare per poter sputar sangue. Questa non è vita. E quindi senza vita non c’è, o non dovrebbe esserci, un Dio. Agnostici per presa posizione anti-tecnocratica.

Punto terzo. L’amore. E’ lo stesso discorso che potremmo fare su un farmaco: spesso inutile ed impiegato con sintomatologie estranee. Noi crediamo nel principio dell’intolleranza verso la dipendenza. La dipendenza è lavoro. E chi lavora sputa sangue. E chi sputa sangue vive. E chi vive deve lavorare per poter sputare altro sangue. Il gioco vale la candela?

Punto quarto. Le droghe. Siamo sostanzialmente dei progressisti moderati. Droghe leggere, completamente a favore. Hanno la capacità di accantonare i problemi ( comunque a noi piuttosto estranei ) legati all’ambito lavorativo – tecnocratico ed a tutte le loro umilianti conseguenze. Il lavoro, nella sua moderna concezione, è il tarlo della società, è l’anello debole del sistema. E per un breve lasso di tempo riusciamo a non pensare allo sputar sangue.

Punto quinto. L’ultimo passo, la morte; corollario del punto secondo. La morte come punto di non ritorno della vita. Dubitiamo esista l’aldilà. Ma non lo neghiamo con estrema convinzione. Una porta socchiusa la lasciamo, anche se siamo piuttosto convinti che dia su una discarica, o qualche cosa di simile. Quindi, in sostanza, ci limitiamo a dire che la morte sia la fine dello sputar sangue, anche se non abbiamo la minima idea di cosa ci aspetterà poi. Saremo fertilizzante per un prato oppure avremo altre incombenze? E poi forse qualcuno aveva ragione a dire che è possibile che il nostro mondo sia l’inferno di un altro pianeta.

scritto alle 10:27:30 6 Commenti

11/07/2005

cambiamento nome del blog.


Io, al contrario di come vengo solitamente dipinto (ultimo esempio in ordine di tempo, il referendum sulla fecondazione), sono aperto al futuro e capisco che può essere condivisibile una ventata di aria nuova con un cambiamento di nome..

e se vogliamo cambiare il propongo NO HAY CHINA!

scritto alle 11:59:43 2 Commenti